Dopo la carne sintetica di pollo e anatra, dopo i gamberetti ecosostenibili, Silicon Valley ci riprova e questa volta propone il vino senza uva.

L’idea è di Ava Winery, una startup di San Francisco, fondata nel 2015 da due laureati in bioingegneria, Mardonn Chua e Alec Lee.

Mentre la maggior parte dei viticoltori si concentra sulla qualità dell’uva e sulle conseguenze che il terreno e il clima hanno sul raccolto, Chua e Lee, con l’aiuto del sommelier Josh Decolongon, analizzano il profilo molecolare del vino per ricrearlo fedelmente in laboratorio.

“Così facendo,” spiegano “ l’azienda è in grado di riprodurre i gusti non solo dei vari stili di vino ma anche delle singole bottiglie”.

Sì, perché Ava Winery punta a duplicare vini antichi e per farlo usa etanolo, zucchero, acidi e sapori artificiali che imitano la composizione chimica dei veri vini.

La startup è decisa a democratizzare l’accessibilità ai vini pregiati, quelli inabbordabili alla gente comune, perseguendo la sua missione “vini di alta qualità a prezzi bassi”. Così che tutti potranno degustare una bottiglia di 500 Euro a un prezzo economico e senza il rischio di esaurimento.

Come nasce l’idea?

Nel 2015 Lee e Chua si trovavano in un ristorante di San Francisco. Qui notarono una bottiglia di Chateau Montelena del 1973 del valore di 10mila dollari esposta in una vetrina.

Si domandarono se fossero stati in grado di individuare tutti gli elementi chimici contenuti nel vino e di riprodurlo in laboratorio.

Da allora i due giovani hanno iniziato ad armeggiare con vari prodotti chimici, determinati a voler eguagliare vini del calibro di Dom Perignon del 1992.

Per chi ha dei dubbi su quanto sia a norma questo progetto, Lee spiega che non esistono problemi legati al copyright quando si tratta della bevanda, perché i produttori dei marchi non hanno la proprietà del profilo molecolare. La loro azienda non vuole ingannare i consumatori, chiarisce Lee, ma offrire loro la stessa esperienza di un buon vino a un prezzo inferiore.

Riusciranno i due ragazzi della biotecnologia a mettere a nudo i misteri dei grandi vini?

Dovremo attendere ancora un po’ prima di scoprirlo, ma pare che Ava Winery sia intenzionata a immettere nel mercato per primo il clone sintetico del nostro Moscato d’Asti DOCG.

Ambiziosi o illusi? C’è chi si chiede se l’azienda non abbia fatto il passo più lungo della gamba, partendo con un vino di tale pregio.

Aspettiamo e vediamo se davvero Silicon Valley sarà capace di convincere anche degustatori esigenti come noi italiani. Vi terremo aggiornati!

di Virna Cipriani

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